Vai al contenuto

Battituraamacchina

Home » Conosciamo Giovanni Mennuni

Conosciamo Giovanni Mennuni

    Biologo con la penna da scrittore in mano.

    Presentati:
    Mi chiamo Giovanni Mennuni e sono nato a Monza il 30 maggio del 1990 da genitori pugliesi. Ho trascorso praticamente l’infanzia dai miei nonni, al punto che mia nonna una volta disse che non ero il suo primo nipote ma il suo quarto figlio. Dopo la maturità classica, mi sono laureato in Biologia all’Università Bicocca.
    Il tuo libro preferito:
    Leggo da quando ho memoria, dedicandomi ai grandi classici sia moderni che antichi (latini e greci), complice la mia provenienza da una famiglia di insegnanti. Sulla libreria di casa si andava da Omero a Pasolini ma il mio preferito è il russo Dostoevskij. È difficile dire quale sia il suo libro che più prediligo. Delitto e castigo lo metterei al primo posto perché è con questo che ho scoperto la letteratura russa e Dostoevskij ma anche L’idiota mostra una comprensione dell’animo umano e una tale profondità analitica dei personaggi, evidenziando le mille sfaccettature che compongono la psiche e lo spettro emotivo, che mi ha fatto capire perché Sigmund Freud sosteneva che il vero padre della psicanalisi non fosse lui ma Dostoevskij.
    Hai scritto un libro? raccontaci un po’ di più:
    Ho scritto il romanzo Le belle e le bestie, un giallo che tratta di violenza sulle donne. La vicenda si svolge attraverso tre storie, che procedono parallelamente per poi intrecciarsi nel finale, le quali raccontano le vicende di tre donne. Queste rappresentano gli aspetti che ritengo i più importanti del più vasto fenomeno della discriminazione di genere: la violenza pura e semplice (evidenziata dalla cronaca), la prigionia in una relazione tossica e disfunzionale e le gabbie mentali e culturali che originano già dalla famiglia e danno vita a questo fenomeno. Il tutto mostrando come non si tratti di un fenomeno che riguarda solo le donne ma anche coloro che circondano le vittime e hanno per loro un sincero affetto.
    Il tuo mantra in una frase:
    Non ho mai pensato ad un mantra perché tanto la vita è così mutevole e repentina nel cambiare che è meglio non avere regole rigide come i mantra. Ci vuole forza d’animo per guardare in faccia la realtà così com’è, soprattutto negli aspetti per noi più negativi e deprimenti. Bisogna sviluppare capacità di adattamento. Se proprio volete un mantra, da biologo quale sono, vi dò questo: Darwin ha sempre ragione!
    Cosa fai nella vita?
    Biologo
    Scrittore o scrittrice, diletto o lavoro?
    Mi piacerebbe che l’attività da scrittore fosse quella principale, in realtà con la lettura si guadagna poco e si mangia ancora di meno. Sono riuscito a tramutare in lavoro un’altra mia grande passione che è quella della biologia clinica e lavoro in un istituto clinico dove mi occupo di analisi biochimiche e microbiologiche.
    Cos’è per te scrivere?
    Quando ho iniziato a scrivere, a 22 anni, ero convinto che gli scrittori si dovessero necessariamente imporre un ruolo di impegno civile e sociale. Adesso invece credo che l’aspetto dell’interiorità sia preminente. Scrivere per raccontare la realtà attorno a noi e per sviscerare le passioni umane e le paure, ambizioni e aspirazioni che da essa scaturiscono e che possono anche andare a modificarla in maniera inaspettata. Scrivere per poter guardare meglio sia l’esterno che l’interno della persona e non farlo necessariamente in nome di un obiettivo civico/sociale. Mi sono accorto che con questa nuova concezione è migliorata anche la mia scrittura. È più completa, più di ampio respiro e non intrisa solo di semplice socialità.
    Quanti libri leggi durante l’anno e che genere?
    Non ho mai contato i libri che leggo durante l’anno ma, per quanto riguarda i generi, ho spaziato fra tutti: giallo, romance, horror, thriller, ma anche saggistica e narrativa pura. Posso dire che ciò che ho letto meno è la poesia ma sto rimediando.
    Con che metodo di pubblicazione hai pubblicato la prima volta?
    Il primo libro l’ho pubblicato sempre con una casa editrice, anche se diversa da quella attuale.
    A chi hai regalato la prima copia del tuo libro?
    La prima copia l’ho regalata a mio nonno, ex maestro di scuola elementare, che rimase molto sorpreso, forse perché mi vedeva ancora come un bambino, malgrado i miei 24 anni. Mia madre mi riferì divertita che mio nonno, dopo averlo terminato, le confidò: “Però… Giovanni dice cose importanti!”
    Cos’è per te il tuo primo libro?
    Quella del mio primo romanzo fu un’esperienza interessante perché rappresentò l’inizio di una profonda maturazione intellettuale e morale. Non che prima non ci fosse il normale sviluppo maturativo di una persona che dalla giovinezza si avvia all’età adulta, ma quel primo libro fu una specie di piede sull’acceleratore.