Gianni Verdoliva, Mistero, Magia, Amore e un pizzico di paranormal. Scopri l’intervista dell’autore.
Presentati:
Amo il silenzio, in tutte le sue sfumature. Mi pongo degli obiettivi e lavoro per raggiungerli. Sorrido, a chi
incontro e alla vita. Lascio andare la negatività. Sono affascinato dal mistero e da tutto ciò che non è
banale.
Il tuo libro preferito:
Il gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach, mi ha sempre emozionato tanto!
Hai scritto un libro? raccontaci un po’ di più:
L’appartamento del silenzio. E’ una storia che si snoda a cavallo tra passato e presente, in un’elegante
dimora che sembra attendere l’arrivo delle persone giuste, in grado di cogliere i sottili messaggi che
attraverso l’apparente silenzio, l’appartamento continua a mandare. In questa vicenda corale i personaggi,
accolti e protetti dalla casa, dovranno unire le forze per arrivare alla verità profonda e chiudere il cerchio
con il passato.
Il tuo mantra in una frase:
Dolcemente persistente.
Cosa fai nella vita:
Lavoro nell’istruzione per gli adulti, mi piace essere a fianco di chi cerca una seconda opportunità nella vita.
Scrittore o scrittrice, diletto o lavoro?:
Non è un lavoro dal punto di vista del ritorno economico ma lo è dal punto di vista dell’atteggiamento. Per
me la scrittura e tutto ciò che è annesso è parte della routine del quotidiano, della mia identità e mi muovo
in modo professionale.
Cos’è per te scrivere:
Scrivere è dare forma a un dono dedicato ai miei lettori.
Quanti libri leggi durante l’anno e che genere:
Sono un lettore un po’ “lento” e mi attesto sui 4-6 circa. In genere saggi oppure opere affini a quanto scrivo.
Con che metodo di pubblicazione hai pubblicato la prima volta:
Con una CE, il percorso con un editore è la strada che ho scelto come autore.
A chi hai regalato la prima copia del tuo libro:
A Luisa Gentile a cui è dedicato, una figura importante per me che mi ha sempre spinto a dare il meglio a
cui sono profondamente grato.
Cos’è per te il tuo primo libro:
Una scommessa, frutto di impegno e dedizione in cui ho creduto fortemente. Ma anche un po’ il primo “figlio”.